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L’analisi di Inter-Frosinone: cosa ci lascia il match?

Il risultato non è sempre la cosa più importante da guardare, è sicuramente quello che genera più effetti nell’immediato, ma non sempre restituisce l’interezza degli eventi. Questo valeva dopo la sconfitta di Bergamo, vale anche dopo la vittoria contro il Frosinone e non perché sia eccessiva rispetto a quanto visto, ma perché è diverso tatticamente rispetto alle ultime vittorie – ad esempio quello contro la Lazio – e restituisce una prestazione più completa dei nerazzurri.

La costante di tutta la stagione è il pressing, alto, altissimo, ai limiti dell’asfissiante e questo consente di recuperare palla altissima come in occasione del primo dei due gol di Keita che ha proprio confermato questa impressione dall’esterno nella pancia di San Siro: l’Inter a prescindere dal modulo vuole stare nella metà campo avversaria per mettere i suoi avanti nella condizione di essere il più pericolosi possibile.

Ma il modulo cambia. Rispetto alla vittoria col medesimo punteggio contro la Lazio, ma anche all’interno della stessa partita e questo è dettato da un solo uomo: Radja Nainggolan. Non sarà nella sua migliore condizione causa infortuni, ma lui è il fulcro attorno al quale ruotano i movimenti offensivi: si parte dal 4231 in fase di possesso dal basso per poi arrivare a una sorta di 4141 con lui e Gagliardini in linea con Keita e Politano fino a tornare a un basilare 4411 in fase di difesa

Il 4231 di base
Il 4411 difensivo
Il 4141 della fase offensiva

L’Inter non resta mai la stessa e riesce sempre a trovare la migliore soluzione possibile per il suo gioco grazie a un buonissimo giro palla orchestrato nella zona finale del campo da Lautaro Martinez. L’argentino nei 70 e rotti minuti disputati è stato coinvolto tantissimo dai compagni, sia spalle alla porta che fronte a essa come dimostrano i 13 passaggi effettuati, fra cui l’assist a Keita per il gol dell’1-0, e i 7 tiri totali che esemplificano al meglio la voglia del Toro di tornare a esultare a San Siro.

La chiusura è obbligatoria per Politano: è arrivato in estate nel silenzio e anche fra la diffidenza generale, ma adesso si è preso il posto al centro del riflettore in un periodo per lui di grazia assoluta coronato dal gol in Nazionale: il suo slalom all’80° per il gol di Keita è l’esemplificazione di come l’Inter provi sempre a recuperare palla nella metà campo avversaria e di come lui non perda mai la lucidità nemmeno dopo uno scatto infinito, nemmeno dopo una partita passata a correre per tre.

Questa è sempre una buonissima base di partenza per quello che sarà il percorso futuro dell’Inter, quello di una settimana importantissima che mercoledì avrà il suo primo snodo cruciale a Londra dove vedere in campo tutte queste determinanti potrà portare qualcosa in più alla causa degli uomini di Spalletti.

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