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Eintracht-Inter: nerazzurri a due facce, una ripresa passata a non andare knock-out. Gli errori sono davvero troppi

La gara della Commerzbank Arena è terminata sullo 0-0 con l’Inter che è riuscita a fare quello che solo il Bayern era stato in grado di ottenere quest’anno: non subire gol a Francoforte. Sulla base delle aspettative alla luce delle tantissime assenze di casa nerazzurra questo risultato andrebbe anche bene, ma alla luce degli eventi e soprattutto dell’errore dagli undici metri di Brozovic lascia l’amaro in bocca. È questa la fotografia migliore per partire con l’analisi tattica di questo match che è degno figlio di Giano Bifronte per come si è sviluppato nell’arco dei novanta minuti.

UN NUOVO INIZIO – Con le assenze di Nainggolan, Keita e Icardi ad aggiungersi a quelle doverose di João Mario, Gagliardini e Dalbert, l’Inter è arrivata con 14 uomini di movimento della prima squadra a disposizione con i “panchinari” che erano Candreva, Cedric, Miranda: una sorta di nuovo inizio che coincide con il periodo più impegnativo di questo 2019 e in cui era importantissimo non dare segnali di cedimento. Nel primo tempo questo è avvenuto in parte, sebbene ci siano sempre i soliti errori a fare da cornice alla prestazione dei nerazzurri. Nella prima frazione l’Inter è riuscita, non senza patemi d’animo, a superare le linee di pressione dell’Eintracht grazie anche a una posizione di Borja Valero che ha dato parecchio fastidio alla difesa teutonica. Lo spagnolo ha agito nella prima metà di gioco fra le due linee di centrocampo e difesa dell’Eintracht e ha portato fuori dal seminato la fase difensiva dei tedeschi generando situazioni anche abbastanza pericolose: sono stati 13 i palloni toccati nella metà campo offensiva da Borja Valero, praticamente un quarto dei suoi tocchi complessivi. Una gestione del pallone positiva, che diventa positivissima se si confronta con il resto della squadra con la maggior parte dei propri passaggi direzionati in avanti, una cosa inusuale per l’Inter dell’andata di Europa League. Borja Valero e Vecino sicuramente fra i più positivi nei primi 45 minuti per il dinamismo proposto in fase di accompagnamento che ha costretto a correre all’indietro i giocatori di Hütter, cosa non graditissima in quel di Francoforte.


Se l’Inter è stata in grado di potersi spingere è per una buona fase di recupero palla a centrocampo – non con un pressing alto – portato da una linea difensiva alta e guidata da un de Vrij positivissimo che ha disinnescato la pericolosità del triangolo offensivo dell’Eintracht: la pressione del reparto arretrato ha costretto a più giocate estemporanee gli avversari che nel primo tempo ha sbagliato quasi il 40% dei passaggi non riuscendo mai a essere incisivo come ha dimostrato in questa stagione. Già nel primo tempo, però, si sono visti i limiti dell’Inter, i soliti limiti: la testardaggine nell’uscita palla, i tanti errori tecnici in palleggio e altre avvisaglie riscontrabili nelle ultime scelte sbagliate negli ultimi trenta metri. È alla luce di queste che l’errore di Brozovic dal dischetto risulta ancora più grave perché l’Inter, con tutti gli errori, stava controllando i primi quarantacinque minuti e avrebbe potuto indirizzare in maniera decisiva la doppia sfida.

UNA RIPRESA ALLE CORDE – Nel secondo tempo l’Inter ha pagato lo sforzo per arginare la fisicità e il dinamismo dei tedeschi nella prima frazione e, venendo sempre meno il tasso tecnico e qualitativo di questa squadra – cosa arcinota – si è assistiti a un incontro di boxe in cui l’underdog dopo aver vinto i primi round ai punti spera solo di non finire ko nelle riprese che lo sperano dalla fine del match. Gli errori si sono moltiplicati, le forze fisiche sono scemate e l’Eintracht è entrato in partita: come? Attraverso un pressing finalmente efficace che si concentrava sui terzini dell’Inter.
L’Eintracht non ha pressato con molti uomini alla conquista del pallone, ma gliene sono bastati 4: uno sul portatore di palla, due sui centrali e uno su Brozovic; dopo di che bisogna aspettare che il terzino portatore di palla si girasse e commettesse l’errore che puntualmente arrivava. D’Ambrosio più di Asamoah, l’Eintracht ha sfruttato le fasce laterali a proprio vantaggio entrando lateralmente tantissime volte infrangendosi poi sul nugolo di uomini in ripiegamento ed era questa la partita che tutti si attendevano alla Commerzbank Arena e che l’Inter ha saputo rimandare di 45 minuti.


Questo dinamismo, questa continua ricerca di duelli fisici da vincere, questa gamba ha costretto i nerazzurri all’interno della propria trequarti per quasi tutto il secondo tempo, sebbene non si siano corsi grandissimi pericoli, ma facendo una densità incredibile che avrebbe potuto far collassare da un momento all’altro il fortino nerazzurro.
Per dare un dato: l’Inter ha toccato un solo pallone dentro l’area dei tedeschi nel secondo tempo, all’83° minuto. E questo anche perché nelle pochissime occasioni in cui Lautaro consentiva di alleggerire la pressione con degli ottimi movimenti e sponde, gli esterni hanno sempre sbagliato la scelta finale, le letture e il dinamismo sono mancati in toto da parte di Perisic (uscito per affaticamento) e da parte di Politano che non sono stati in grado di capire quale fosse la giocata giusta. Esempio perfetto portato da Perisic che non è riuscito a leggere la sponda volante di Lautaro qualche minuto prima di venir sostituito nonostante avesse evitato la marcatura di Hinteregger e Hasebe partisse da posizione sfavorevole rispetto alla sua. Lettura sbagliata, scelta peggiore e Inter che nemmeno in quelle poche occasioni è stata in grado di uscire dalla pressione avversaria.

Alla luce degli episodi singoli del primo tempo l’Inter e gli interisti possono avere qualche rimpianto, ma tutto sommato può andare bene questo 0-0 specialmente se si considera che nel secondo tempo i nerazzurri non sono stati assolutamente in grado di creare un’occasione, nemmeno una minima e che in situazioni di gioco aperto gli uomini di Spalletti non abbiano collezionato nemmeno 0.5 xG nella gara in terra tedesca. Uscire con una vittoria sarebbe stato eccessivo come desiderio, un pareggio senza reti un po’ una beffa in ottica del doppio confronto, ma alla fine di tutto una squadra che per come arrivava a questo incontro può giocarsi un ritorno in casa partendo da una situazione di pareggio. Anche se le assenze pregresse e nuove imporranno riflessioni e scelte coraggiose per far affrontare un ritorno di una competizione che non viene vista come un peso. E a Francoforte se n’è avuta la conferma.

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