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L’Inter ha un problema a centrocampo? I dati che analizzano il rendimento fisico dei mediani

Alla luce di quanto visto nella gara contro il Torino si solleva il dilemma relativo alle condizioni fisiche dei centrocampisti nerazzurri. Contro la squadra di Mazzarri (potete trovare l’analisi dettagliata della gara qui) i nerazzurri hanno faticato dannatamente nel vincere le seconde palle contro i mediani granata con il solo João Mario in grado di arrivare al 50% di duelli vinti nell’arco della gara. Da qui vuole partire una riflessione più ampia sul ruolo e sul rendimento dei centrocampisti nerazzurri in relazione a quelli delle altre big del campionato italiano: come si comportano nella fase difensiva essi? Quale apporto danno unendo in relazione i palloni intercettati e bloccati ai tackle vinti?

Questo è il quesito che abbiamo provato a risolvere basandoci sui dati per 90′ di utilizzo (e non a partita, ben diverso) della somma dei passaggi intercettati e di quelli bloccati e dei tackle vinti dei centrocampisti con il almeno metà delle presenze in campionato. Perché questi dati, vi starete chiedendo. Semplice: perché l’Inter predilige, come altre squadre, leggere le linee di passaggio invece che affidarsi alla fisicità nei contrasti dei suoi uomini e quindi si vuole relazionare l’apporto dei centrocampisti in entrambe le fasi.

Per rendere più semplice il tutto abbiamo elaborato questo grafico a dispersione in cui sull’asse delle X troviamo la somma degli intercetti e dei passaggi bloccati e sull’asse delle Y troviamo i tackle vinti.

La prima cosa che si nota è la linea obliqua nel mezzo: essa è la linea di tendenza dei due dati, una sorta di valore medio che si modifica all’aumentare dei palloni recuperati. Per esempio ogni 4 palloni recuperati con la lettura delle linee di passaggio in linea del tutto teorica si dovrebbero effettuare quasi 3,5 tackle vincenti per avere un rendimento nella media.

Identifichiamo le classi in cui suddividere il grafico: troviamo nella zona alta tre centrocampisti che uniscono alla perfezione queste caratteristiche, ovvero Allan, Barella e Brozovic. Un secondo gruppo è formato nella zona centrale con i vari Bentancur, Pjanic, Matuidi, Parolo, Lulic, Badelj, Veretout e Gosens: questo identifica l’esatto stile di gioco di Lazio e Juventus – e in parte di Fiorentina e Atalanta -, ovvero i giocatori in mediana devono saper affrontare la fase difensiva apportando un buon contributo, ma non devono strafare nei compiti fisici e di lettura per poi poter essere utili alla causa in fase di ripartenza. Similare è il discorso per Cristante che però con la svolta del suo ruolo sta acquisendo sempre più ruoli difensivi. Il limite massimo verso la destra del grafico è rappresentato da Bakayoko che rappresenta il miglior ricuperatore di palloni che, però, deve trovare un po’ di fisicità i più per raggiungere l’optimum della sua fase difensiva.

Dopo aver chiarito alcuni punti salienti, analizziamo gli altri due centrocampisti nerazzurri presenti in questa lista di 21, vale a dire Gagliardini e Vecino. L’ex atalantino è oggettivamente sotto il par: per 3,21 palloni recuperati ogni 90′ vince 1,38 tackle ben al di sotto dell’optimum per questo livello e che non gli consente di entrare nel corposo gruppo di cui parliamo prima. Perché questo? Perché Gagliardini ha sì avuto una svolta nel suo impiego da centrocampista che va verso la porta – come accaduto contro il Genoa o contro la Juventus a Torino-, ma non riesce a mettere in mostra né al servizio della squadra la sua fisicità in mezzo al campo generando spesso situazioni di gioco rotto a vantaggio degli avversari che superano i tackle da lui portati.

Per quanto riguarda Vecino il problema è l’opposto ed è grave perché, sulla carta, Vecino e Gagliardini dovrebbero interpretare gli stessi compiti: Vecino vince molti più tackle di quanti ne siano richiesti per l’optimum, ma il problema è che legge peggio, molto peggio, le linee di passaggio rispetto ai compagni e – dunque – disattende le idee di Spalletti. Se analizziamo, infatti, Gagliardini e Brozovic recuperano 3,21 e 3,91 palloni ogni 90′ di impiego, mentre Vecino si ferma a 1,74 denotando una differenza sostanziale in questa fase di gioco chiave per l’Inter, idem dicasi, però, per Gaglia che si concentra di più sui dettami tattici di Spalletti senza però apportare il giusto contributo fisico alla squadra.

Appare quindi evidente come i mediani dell’Inter con ruoli più da centrocampisti che di trequartisti hanno caratteristiche palesemente opposte l’uno dall’altro e generino un calo in uno dei due comparti mentre, per esempio, la Juventus può garantire un’omogeneità di rendimento nei suoi centrocampisti e anche la Lazio in parte. In generale si può vedere come i mediani delle squadre presenti occupino un range chiaro e poco ampio: si prendano ad esempio quelli della Roma che si differenziano molto nel recupero palla, ma hanno una discrepanza massima di 1 tackle vinto a partita fra il massimo e il minimo, mentre il Napoli ha i propri centrocampisti raccolti per numero di palloni recuperati più che per il numero di tackle vinti.

L’Inter non ha una caratterizzazione né nell’uno né nell’altro verso ed è proprio questo il problema che sta caratterizzando il centrocampo nerazzurro e che ha costretto Spalletti a virare in molte occasioni sul centrocampo di qualità, per non incorrere in troppa fase difensiva e quindi dare – a seconda della mezz’ala scelta – un modo di aggirare il centrocampo.

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