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Come ti apro le difese avversarie

Ben prima delle discussioni sulla SuperLega, ben prima della serata di La Spezia e di quella di Napoli, abbiamo regalato agli iscritti a Tempi Supplementari questa analisi puntuale del gioco nerazzurro, una sorta di vademecum da portare sempre con voi.
 
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Siamo alle porte di Napoli-Inter, uno degli ultimi ostacoli verso la parola censurata da Antonio Conte nello spogliatoio.
E ancora si discute su come gioca l’Inter.
Questo non vuole essere un rant sul poco comprendonio – o sulla finta di non capirlo, che sarebbe ancora peggio -, ma una spiegazione semplice semplice e puntuale, nel senso che la faremo per punti, nessun doppio senso col fatto che siamo un Orologio.
Siamo pronti? Iniziamo
  1. La costruzione dal basso – Il “male” secondo alcuni, è la base del gioco di questa Inter. Non è fine a se stessa, non serve a mettere in mostra i miglioramenti in questo settore di gioco di Handanovic, ma serve ad avere più spazio da attaccare. Una costruzione veloce dal basso obbliga l’avversario a una scelta fra due sole opzioni: o il correre subito indietro a intasare la propria metà campo o provare a rubare palla nei 50 metri dell’Inter. Tertium non datur. Capite bene che entrambe le opzioni portano molti rischi con sé che un lancio lungo a scavalcare il centrocampo non garantirebbe. Se si pensa solo a difendere bisogna correre più veloce del pallone per evitare di essere passati in velocità dai nerazzurri; se si resta nella metà campo nerazzurra bisogna capire quando dare per persa la pressione e tornare indietro perché basta un solo movimento sbagliato che finisce tutto con un giocatore dell’Inter a braccia alzate (vi dice nulla Inter-Juventus?)
  2. I cambi di gioco – Avere esterni bravi non serve solo per andare in verticale, ma serve anche per tenere incollati sulla linea laterale i marcatori avversari creando l’effetto fisarmonica. Anche qui la velocità di esecuzione è fondamentale e si capisce bene quale sia il beneficio. Se la costruzione dal basso crea spazi sull’asse verticale del campo, i cambi di gioco li creano sull’asse orizzontale. Combinare le due cose contemporaneamente allunga e allarga a tal punto le difese avversarie che si trovano sempre gli spazi giusti per creare l’azione pericolosa (vi dicono nulla i gol contro il Bologna o contro il Cagliari?)
  3. Due tocchi – Per giocare in questo modo, bisogna sapere necessariamente trattare il pallone e saperlo fare velocemente. Un tempo di gioco errato e salta tutto in aria e serve ricominciare da capo con un avversario che però sarà sicuramente meglio posizionato rispetto alla fase transitoria. Quelli che ai più sembrano contropiedi, in realtà sono passaggi nati dai due elementi di cui sopra eseguiti alla perfezione che liberano quanto più campo possibile a Lukaku e Lautaro. (Vi dice qualcosa il gol nel derby?)
  4. Organizzazione difensiva – La squadra di Conte non mette mai il pullman solo per il gusto di metterlo, ma sa quando e come farlo. Pressare nel momento corretto nella metà campo avversaria e coi tempi giusti; difesa a quattro in fase di transizione con l’esterno del lato debole che scala a fare il terzino; lavorare con i centrocampisti per chiudere gli spazi centrali e convogliando sull’esterno le azioni avversarie depotenziandole dalla pericolosità che uno scambio centrale porta intrinsecamente. L’Inter si difenderà anche molto in alcuni momenti della gara, ma andate a vedere quanto effettivamente concede: pochissimo.
Pochi, pochissimi punti che ovviamente poi la maestria di Conte sa plasmare e approfondire questi pochi dettami creando anche altre varianti al momento giusto e contro gli avversari contro i quali servono certi accorgimenti.
Nella speranza che, almeno fino ad agosto 2021, non si debba più rendere necessaria alcuna spiegazione in merito.
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