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Di necessità si deve far virtù

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È tornato Steven Zhang a Milano – bentornato, presidente – e immediatamente, nemmeno tempo di farlo atterrare, di fargli godere il clima gioioso e sereno di Appiano Gentile che non si gustava da ottobre (quando di positivo c’era poco) si è tornati a parlare di futuro e di progettazione e di tutta una serie di cose che sono state ignorate sino a ora nei racconti mediatici.
Adesso, chiunque sia a conoscenza di come funzioni l’organizzazione di una società calcistica o anche solo abbia una buona dose di memoria o anche solo abbia reminiscenze di Football Manager saprà benissimo che la fase progettuale della stagione prossima ventura non si inizia a maggio. Anzi, viene da dire che a maggio i giochi sono già fatti e che da qui in poi i cambiamenti che verranno apportati o sono stati già programmati o sono figli di sviluppi inattesi.
Conclusa questa dovuta spiegazione, arriviamo al nocciolo della questione.
Sappiamo tutti che l’Inter non sta attraversando un periodo economicamente facile, come quasi il 95% delle aziende in generale, e quindi è facilmente intuibile che la sessione di mercato alle porte non solo sarà in autofinanziamento e senza colpi da 90, ma sarà ancora più votata all’alleggerimento economico senza per questo minare le certezze della rosa.
Per quello che riusciamo a intuire noi da quanto visto e sentito attraverso le parole di Conte e Marotta ci spingiamo in questa previsione: in uscita ci saranno Kolarov, Young e verosimilmente uno fra Vecino e Vidal, se non entrambi. Stiamo parlando non di giocatori di scarso valore o inutili, ma di identikit all’interno dei quali rientrano una serie di parametri chiave per questa sessione.
Non ci spingiamo oltre con le previsioni perché come si tratterà di una sessione complicata per l’Inter, lo sarà anche per le altre e aumentare l’offerta riduce drasticamente la domanda in un mercato in cui la domanda sarà già ridotta al lumicino: è inutile quindi fare voli pindarici a proposito di uno stravolgimento della rosa che a conti fatti non avverrà quasi certamente.
Ma perché siamo certi di due nomi? Perché si tratta di 6 milioni netti in ingaggi complessivi, circa 12 milioni lordi da corrispondere quando l’Inter in realtà avrebbe dei sostituti adeguati già in casa e a prezzo sostanzialmente inferiore.
Si tratta di Federico Dimarco e di Zinho Vanheusden.
Se ci conoscete e ascoltate da tanto (in qual caso vi ringraziamo chiedendovi scusa per le follie che avete dovuto sentire nel corso degli anni), sapete benissimo come ci siamo sempre espressi in merito ai due – oltre a Xian Emmers che avrà sempre un posto nei nostri cuori – e questa sarebbe la sessione adatta per farli tornare alla base.
A 23 anni l’esterno tuttofare del Verona è alla seconda stagione da protagonista in Serie A come confermano i 4 gol e i 5 assist raccolti sinora e l‘apprendistato presso Ivan Juric potrebbe essere ancora più importante dei numeri dato che l’ex tecnico genoano ha un modo di approcciare il calcio non del tutto dissimile a Conte e – soprattutto – è riuscito a far uscire Dimarco dal ruolo di terzino sinistro per farlo diventare un uomo di fascia sinistra a tutto tondo. Insomma, all’occorrenza potrebbe andare a dare il cambio a Bastoni, ma soprattutto potrebbe essere l’alternativa ideale a Perisic dato che Young troppo spesso è in giornata no e le sue prestazioni sono altalenanti, per non discutere poi del fattore anagrafico che di certo gioca la sua parte.
E poi abbiamo Zinho che allo Standard Liegi è rapidamente diventato un giocatore titolare all’interno delle rotazioni, ma che ha sofferto in carriera troppi infortuni alle ginocchia, sebbene questo continui a non condizionare l’opinione che di lui hanno gli addetti ai lavori anche all’interno dello staff tecnico del Belgio.
Se c’è stato un problema in stagione per l’Inter è stato quello di non aver un quarto centrale difensivo vero che potesse allungare le rotazioni e dare fiato soprattutto a de Vrij – sebbene comunque Ranocchia quando chiamato abbia sempre fatto il suo compito egregiamente -. Arrivare ad allungare il reparto difensivo con un altro ragazzo del 1999, avendo di partenza tre difensori solidissimi e all’occorrenza D’Ambrosio ed eventualmente Dimarco farebbe sicuramente più felice Conte e scongiurerebbe situazioni drammatiche come quelle vissute a cavallo del derby di andata.
L’Inter deve fare di necessità virtù in questa sessione di mercato che viene e ha potenzialmente altri profili da poter valutare in quest’ottica sebbene non pronti come questi due: Agoumé che bene ha fatto alla corte di Italiano ha giocato troppo poco per essere ritenuto già pronto; Salcedo ha avuto poco spazio a causa di infortuni e potrebbe solo che giovare di un’altra stagione fuori; Gravillon ha fatto tantissime presenze al Lorient con cui si sta giocando la salvezza, ma probabilmente la tanta concorrenza lo penalizzerà in tal senso e l’Inter potrebbe finire con il monetizzare con lui attraverso il riscatto fissato a 6 milioni; e poi c’è Sebastiano Esposito, su di cui bisognerà fare delle valutazioni approfondite anche in ottica quinta punta – una delle vere carenze numeriche di questa squadra da tempo immemore -.
Insomma, la strategia l’Inter l’ha già pianificata, adesso inizierà a trapelare qualcosa, ma quello che importa e che importerà è capire se e come la dirigenza e lo staff tecnico nerazzurro saranno in grado di gestire questa situazione economica a livello di mercato e di rosa.
Ci aspetta un’estate davvero particolare.
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