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Inter-Udinese: la gara dei segnali mentali con vista sul futuro

In una partita che aveva più insidie dal punto di vista mentale che dal punto di vista del gioco, Spalletti ha comunque dato dimostrazione di una buona preparazione tattica dell’incontro contro i friulani facendo vedere anche delle varianti tattiche interessanti a partita in corso che potrebbero tornare utili nel corso del campionato.

DOMINIO TERRITORIALE – Nel primo tempo il 79% del possesso palla è avvenuto dalla metà campo in su per l’Inter, solo nell’11% del tempo l’Udinese è stata in grado di gestire il pallone nella metà campo nerazzurra e questo è stato dovuto all’ottima copertura di campo dei nerazzurri con il 433 schierato in prima battuta da Spalletti con Joao Mario e Borja Valero ad agire come mezze ali. In questi primi 45 minuti si è visto tutto quello che chiede Spalletti ai suoi uomini a livello di compiti: il portoghese ha agito nella zona fra le linee muovendosi moltissimo approfittando dello spazio lasciato da Keita sulla sinistra; il senegalese, infatti, ha agito più da seconda punta che da attaccante esterno lasciando così molto spazio a Joao Mario e Asamoah per sovrapporsi in quella zona di campo. La nota più positiva di tutte, però, nella prima frazione di gioco è stata la catena di destra, specialmente quando il portoghese è stato libero di spostarsi in quella zona di campo per combinare con Politano e Vrsaljko: la mediana dell’Udinese non si riusciva a compattare con la linea d’attacco nerazzurra e dunque Joao Mario si metteva nella zona fra Behrami e Nuytinck con Vrsaljko che impegnava ter Avest mentre Politano teneva impegnato proprio il difensore olandese. Da questa situazione di gioco sono arrivate le giocate più pericolose in cui, però, è mancato il rimorchio vincente da Borja Valero o Keita dal lato debole.

IL CAMBIO “MENTALE” – “Per dare un segnale ci siamo sbilanciati” queste le parole di Spalletti a Sky parlando dell’inserimento di Lautaro al posto di Borja Valero. E ha ragione. Un rischio non si sa fino a che punto calcolato che ha dato vigoria alle avanzate friulane nelle fasi centrali del secondo tempo. Ma cosa è successo nello specifico? L’Inter con l’ingresso di Lautaro è passata a un 4-2-3-1 purissimo con Lautaro a supporto di Icardi e con Joao Mario e Brozovic a fungere da diga davanti alla difesa: l’evidente inferiorità numerica in mediana unita al baricentro sempre altissimo dell’Inter e al maggior quantitativo di forza dell’Udinese che nel primo tempo non è stata in grado di generare alcunché ha portato l’Inter a subire le ripartenze friulane alle spalle dei centrocampisti e a correre qualche rischio di troppo. Ma serviva un segnale mentale in una gara del genere ed è arrivato, grazie anche al rigore di Icardi – autore di una partita sensazionale per coinvolgimento nella manovra -.

LE FASI FINALI – Fare il gol e tornare a un assetto più equilibrato inserendo Gagliardini al posto di Icardi sarebbe stato facile, ma avrebbe dato un segnale sbagliatissimo e allora spazio al 3-5-2 con Perisic (subentrato a Keita poco prima del gol dell’1-0) e Vrsaljko larghi, Nainggolan-Brozovic-Joao Mario come cerniera centrale e Lautaro-Icardi come tandem offensivo. Una soluzione intrigante adottata per almeno 10 minuti da Spalletti fra lo stupore e l’incredulità generale anche degli addetti ai lavori che non riuscivano quasi a venire a capo della disposizione in campo degli undici nerazzurri, che non solo ha dato il segnale che l’Inter non voleva arretrare nelle fasi finali, non solo è servito a dare minuti al rientrante Nainggolan, ma soprattutto ha dato segnali per il futuro e per un possibile utilizzo dal primo minuto dei due argentini e Nainggolan con uno fra Perisic e Politano larghi a tutta fascia, in base a quale sarà il terzo centrale: nella fattispecie era Asamoah il terzo a sinistra e quindi Vrsaljko lavorava sulla destra facendo il tornante difensivo, mentre Perisic era più coperto dalla presenza del ghanese sebbene comunque non abbia disdegnato i ripiegamenti difensivi – in tal senso impressionante la sequenza sul finire di gara in cui Perisic aiuta lo sviluppo del contropiede per poi ritornare in meno di 10 secondi in linea con Asamoah sul ribaltamento di fronte -.

Una partita mentalmente importante portata a casa con la tenacia, ma che ha dato sicuramente delle chiavi di lettura tattiche importantissime a Spalletti in vista di questo rush finale di 2018 in cui il culmine sarà lo scontro con il Napoli il 26 dicembre. E chissà che proprio in quell’occasione non si possa vedere dal primo minuto la riproposizione dei minuti finali della gara contro l’Udinese di sabato…

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