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L’Analisi – Lazio-Inter in due chiavi: troppo presto per Barella con Vidal; la gara di Perisic è da buttare?

Il pareggio con la Lazio ha lasciato l’amaro in bocca ai tifosi nerazzurri nell’immediatezza del fischio finale per come si è sviluppata la partita in quel dell’Olimpico con i nerazzurri che dopo essersi fatti riprendere nel momento in cui più sembravano vicini al raddoppio non sono stati in grado di approfittare della superiorità numerica per ritrovare il vantaggio e i conseguenti tre punti che avrebbero portato a punteggio pieno in vetta alla classifica.

Ma più che il risultato finale è importante capire come si sia arrivati a tutto ciò in un’uscita che rappresentava il primo big match stagionale e per farlo bisogna partire dall’undici iniziale che era nuovamente diverso rispetto a quello visto a Benevento. La difesa è quella che per molti rappresenta la miglior difesa possibile ossia con Skriniar, de Vrij e Bastoni, ma le vere novità arrivano a centrocampo: Vidal e Barella per la prima volta scendono in campo assieme, ma per farlo il terzo del terzetto è Gagliardini – capiremo poi perché -; a sinistra si rivede dall’inizio Ivan Perisic nel tentativo di mantenere alta la pressione ed evitare le avanzate di Lazzari cercando di tenerlo impegnato in fase difensiva.

L’analisi verterà sostanzialmente su queste due situazioni perché queste sono state lo snodo principale della partita lungo l’arco dei 90′ anche nelle scelte successive di Antonio Conte.

LA CONVIVENZA VIDAL-BARELLA – Partiamo da quello che è stato il primo match disputato assieme da Vidal e Barella e di cui abbiamo parlato anche nelle puntate antecedenti l’inizio della stagione. Nell’immaginario collettivo l’ex Barcelona e il centrocampista ex Cagliari sono destinati a prendersi le chiavi della mediana nerazzurra, ma a oggi appaiono più simili che complementari e pertanto per farli convivere serve qualcuno che riesca a rendersi complementare a entrambi e – per quanto sia strano a dirsi – la scelta è ricaduta su Gagliardini (e questo la dice lunga su come si debba ancora lavorare su questa rosa). Il motivo, ribadiamo, non è stato per avere fisico da contrapporre a Sergej Milinkovic-Savic, ma avere un giocatore in grado di ricoprire il ruolo di mezzo-sinistro di mediana e dato che quel ruolo nelle amichevoli pre-campionato quella posizione è stata ricoperta da Gagliardini, Agoumé e Nainggolan, va da sé che per non rischiare in una gara così importante Conte non abbia voluto sperimentare una mediana nuova. E dunque per far convivere Barella e Vidal si è optato di dirottare il primo sulla trequarti e questo – sebbene abbia consentito a Vidal di esprimersi al meglio – ha rallentato e parecchio la manovra negli ultimi 30 metri per la desuetudine dall’ex Cagliari a giocare in quella posizione. I nerazzurri difatti sono rimasti sempre altissimi con il proprio baricentro e in più di un’occasione, come di consueto, hanno recuperato la palla molto alta grazie alle abilità di corsa di Barella e alle letture di Vidal e anche alla buon posizionamento di Gagliardini, ma poi la manovra risultava sempre stantia ricordando per lunghi tratti l’Inter di inizio 2020 quando la palla arrivava sugli esterni troppo lentamente depotenziando la pericolosità dei nerazzurri. Infatti dai grafici delle posizioni medie si vede benissimo come Perisic e Hakimi siano ben più alti dei corrispettivi laziali – parleremo anche di questo -, ma la manovra, specialmente sulla metà sinistra del campo, arrivava su Perisic per poi tornare indietro passando da Gagliardini sino a Bastoni creando quella solita e annosa mezzaluna sulla metà campo che va da esterno a esterno.

Il baricentro dell’Inter non varia fra primo e secondo tempo (Lega Serie A)

 

Lazzari (#29), a sinistra, rimane alto rispetto al baricentro della Lazio (il #77 Marusic esce per infortunio e non è un dato utile all’analisi). Perisic e Hakimi in fase offensiva sono in linea con Lukaku e Lautaro come solitamente avviene con gli esterni nerazzurri (Lega Serie A)

CAPITOLO PERISIC – Abbiamo detto come sia Perisic che Hakimi siano rimasti molto alti seguendo il baricentro nerazzurro, ma se dal lato dell’ex Real Madrid Marusic è stato impegnato a mani piene dalle sortite offensive del numero 2 nerazzurro, dall’altra Lazzari non ha avuto gli stessi problemi creando più di un grattacapo a Perisic riuscendo a rimanere molto alto come posizione. E questo è il vero nodo da dirimere, da parte di Antonio Conte, sul croato. È evidente che le sue sortite offensive possono certamente mandare in confusione gli avversari come avvenuto in occasione del primo gol nerazzurro, ma in difesa Perisic fatica a coprire alle spalle leggendo ancora con qualche difficoltà i movimenti alle sue spalle specialmente in fase di transizione difensiva. Questo era avvenuto alla prima gara contro Chiesa ed è avvenuto anche contro Lazzari che non ha segnato, ma che è stato il target primario della Lazio nella prima frazione di gioco. E comunque, ci teniamo a sottolineare, che avere come problema principale le incursioni di Lazzari sulla destra riducendo al minimo le sortite centrali della Lazio è un qualcosa che poteva andare molto più che bene all’Inter. Se proprio si poteva concedere qualcosa alla quarta forza dello scorso campionato, non era così grave avvenisse sull’esterno anzi che per vie centrali dove la squadra di Inzaghi convoglia la maggior parte del proprio gioco e della propria pericolosità, come si è ben visto in occasione del gol quando Milinkovic-Savic ha avuto un corridoio per potersi trovare ben posizionato sul secondo palo alle spalle di un Perisic disattento e frontalmente a un Handanovic passivo sul cross dalla trequarti, come troppo spesso gli accade. Per rispondere alla domanda del titolo, no la gara di Perisic non è da buttare (ma ogni tanto ci va di fare del sano click-baiting, solo che noi lo ammettiamo candidamente).

Tutto sommato il pareggio contro la Lazio non è un risultato negativo, ma è negativo il modo con cui questo è stato raggiunto perché ha confermato un tratto negativo di questa squadra, ossia quella di non rendere difficile agli avversari di trovare la via del gol e perché ha dimostrato come ancora non ci siano i presupposti, almeno nei big match, per poter schierare sia Vidal che Barella davanti alla difesa lasciando a uno fra Sensi ed Eriksen i compiti di rifinitura negli ultimi 30 metri. Ma non tutto è negativo, non tutto è da buttare, tempo al tempo. Anche se Conte con qualche cambio ogni tanto sembra non fidarsi delle sue intuizioni iniziali e contro la Lazio così è parso…

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