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L’Analisi – L’Inter alza il ritmo sin da subito contro il Benevento, ma non tutto è perfetto

Un’Inter che raggiunge il risultato pieno contro il Benevento dando indicazioni positive su molti aspetti del proprio gioco lasciando però qualche dubbio e qualche sbavatura su cui intervenire e anche con una discreta velocità per non acuirli eccessivamente una volta che la stagione entrerà nel vivo. Un 5-2 che sembra un risultato acquisito anche facilmente per le modalità e i tempi, ma che racconta qualcosa di più e che proveremo a eviscerare in maniera più diretta in quella che è la prima analisi stagionale qui sulle pagine de L’Orologio.

INIZIO SPRINT – Conte gira più di metà formazione rispetto alla gara contro la Fiorentina confermando solamente Handanovic, Kolarov, Young e Lukaku: si vede dal primo minuto Arturo Vidal in mezzo assieme a Gagliardini, Hakimi si impossessa della fascia destra con Skriniar a completare la catena di destra e Sanchez a comporre il tandem con il belga con Sensi nella posizione di trequartista. Il gol dopo soli 28 secondi è quello che vorremmo diventasse il manifesto di questa stagione: ricerca della verticalità immediata onde evitare stagnazione del possesso palla. Gagliardini alleggerisce su Kolarov che di prima lancia a 70 metri Hakimi che è già predisposto per ricevere in corsa e andare verso la porta di Montipò; così facendo il Benevento viene tagliato in due immediatamente e per completare l’opera isolando il terzino sul lato Hakimi approfitta del movimento di Sanchez a uscire sulla linea di Sensi per chiudere il triangolo e presentarsi immediatamente sul vertice dell’area piccola da dove servire Lukaku è solo una formalità. Quattro passaggi, tredicisecondi effettivi di gioco per ribaltare l’azione e trovare il gol. L’approdo di Kolarov in rosa porta con sé questa aggiunta all’impostazione nerazzurra: la verticalizzazione dalle retrovie sull’esterno opposto, non un lancio lungo, ma una giocata vera e propria che serve a diminuire i tempi di gioco consentendo di cogliere di sorpresa e impreparate le difese avversarie che sanno bene che l’Inter proverà ad attaccare dall’esterno, ma non sanno come gli uomini di Conte possono imbastire tale tipo di offensiva.

USCITE FARRAGINOSE – Per un’uscita fatta in maniera esemplare, tante altre faticose in casa nerazzurra. Dapprima una giocata in orizzontale di Sensi scriteriata, poi quella più evidente di Handanovic: l’Inter continua sulla strada dello scorso anno con un’impostazione esasperata dal basso, ma contro un buon pressing come quello del Benevento (autore di una prova da sottolineare a discapito del risultato) non sempre è stato facile far ripartire l’azione nelle solita modalità. È vero che nelle volte in cui è stato saltato l’Inter si è trovata sistematicamente davanti a Montipò, ma è altrettanto innegabile come nella fase iniziale e centrale del primo tempo gli uomini di Inzaghi siano stati in grado di recuperare palla in posizione pericolosa come dimostra la mappa di calore del primo tempo del Benevento. Errori specialmente riscontrabili sulla zona di destra dell’Inter: è lì infatti che si concentrano maggiormente i palloni giocati dagli avversari dei nerazzurri ed è lì che servirà intervenire nel breve termine, anche solo ritrovando la tranquillità nell’esecuzione da parte dei singoli.

Da sinistra verso destra, le zone di calore del Benevento nella prima mezzora con tanti (troppi) tocchi nella metà campo nerazzurra

SINGOLE PRESTAZIONI – Sarebbe complicato e forse fin troppo eccessivo sottolineare le tante piccole chiavi tattiche viste in campo al Vigorito – per questo vi rimandiamo alla puntata – perciò preferiamo sottoporvi alcune piccole pillole su tanti singoli nerazzurri. Il primo su cui vogliamo soffermarci è Alexis Sanchez: probabilmente il cileno è il miglior interprete delle richieste di Conte per la seconda punta; si abbassa sempre con i tempi corretti sulla linea di Sensi prima e di Eriksen per liberare lo spazio al proprio partner lasciandolo con più margine di manovra all’interno dell’area di rigore. La sua intelligenza poi lo rende perfettamente in grado di preferire la giocata per il compagno alla gioia personale e l’assist per Lautaro è l’esempio perfetto di ciò.
Seconda nota singola su Vidal: 50 minuti di intensità prima della contusione alla coscia destra in cui si è intuito il perché delle richieste insistenti di Conte nei suoi confronti, ottimo in fase di uscita palla, eccelso in fase di inserimento a supporto di Lukaku a riempire l’area di rigore con il tempo giusto. Contro il Benevento è lui a svolgere il ruolo di centrodestra nella mediana di Conte, quello usualmente di Barella – come da previsione – e al netto sempre delle caratteristiche dell’avversario lascia intuire quelle che sono le diverse interpretazioni del ruolo fra i due e quello su cui ancora Barella deve lavorare su base singola per migliorare ulteriormente.
Dulcis (?) in fundo, Gagliardini. La nostra posizione su di lui è arcinota e si è palesata al meglio nella gara del Vigorito: questa è la sua dimensione, questa tipologia di partita in cui l’Inter parte da favorita e in cui è possibile ampliare le rotazioni senza abbassare il livello lui diventa molto importante perché ha dimostrato a Conte di aver appreso le sue richieste. Doverlo fare ogni singola gara per assenza di alternative nel ruolo diventa problematico in primis per lui, ma farlo in queste gare è nelle sue corde. Giocate semplici sono richieste e queste sappiamo che Gagliardini sa garantire. Averlo come gregario in una squadra in corsa su più fronti non deve rappresentare un problema perché come sta dimostrando questa stagione avere una rosa lunga e affidabile può essere l’arma in più per qualsiasi squadra. Inter inclusa.

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