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L’Analisi – Lukaku val bene 83 milioni. Eriksen? Delude solo chi non guarda

Prosegue il conto alla rovescia verso la fine del campionato con l’Inter che si impone a Genoa con un netto 3-0 sui rossoblu invischiandoli sensibilmente nella lotta per non retrocedere e al contempo riconquistando il secondo posto vilipeso da Conte nel post-gara con la Fiorentina obbligando giocoforza la Juventus – accreditata apertis verbis dal tecnico salentino alla vittoria del titolo – a vincere contro la Sampdoria per non rimandare la festa per il 36° scudetto.

Ma soffermiamoci solo sulla gara di Marassi che potrà non aver detto moltissimo dal punto di vista tattico dato che per la sua gran parte si è disputata su ritmi da amichevole precampionato, ma che lascia qualche spunto da chiarire necessariamente alla luce di analisi sommarie e dettate dalla faciloneria con cui si giudicano questo tipo prestazioni, ovvero dalla presenza o meno sul tabellino di alcuni giocatori.

In primis l’Inter arriva a Marassi con la coperta sempre corta: de Vrij solo in panchina, D’Ambrosio idem e con 5 punti di sutura freschi freschi sull’arcata sopracciliare; Barella squalificato, Vecino e Sensi missing in action, così come Asamoah. Le scelte di Conte sono quasi forzate, salvo per Godin che si mantiene la titolarità a scapito di Bastoni e Lautaro che si riprende la maglia al fianco di Lukaku dimostrando che l’eclissi di LuLa può attendere (sono 4 i gol dei due nei 364′ minuti disputati assieme in questo mese di campionato, uno ogni poco più di 90′, ma aprire i tabellini alle volte è più complicato di quanto non sembri).

RITMI BLANDI – Polemiche sterili a parte si inizia con lo stesso piglio della prima mezz’ora con la Fiorentina, con interpreti diversi, ma con le stesse trame di gioco. Da sottolineare la prova di Moses chiamato in campo al posto di un Candreva vieppiù in fase calante nella sua condizione: Criscito se lo sognerà nelle prossime notti per la sua propensione offensiva e la sua capacità di saper leggere perfettamente qualsiasi situazione di gioco, che fosse la ripartenza veloce o l’attacco della difesa schierata con la sua natura da terzo offensivo di destra che tornava a galla. La sua posizione media è esemplificativa della sua spinta: almeno 10 metri di differenza con Biraghi ed effettivamente terzo attaccante dell’Inter nei 90 minuti di Marassi con un assist all’attivo. La differenza con la gara contro la Fiorentina però è palpabile: le trame di gioco dettate dall’intesa sempre ottima dei due attaccanti, nonostante un Lautaro troppo spesso per terra, appaiono più fluide e portano più volte a conclusioni pericolose da parte di Eriksen e Brozovic nell’arco dei primi 45 minuti.

LUKAKU VAL BEN 83 MILIONI – A chi si poneva questo quesito, possiamo rispondere con cognizione di causa al 25 di luglio 2020 che sì, Lukaku vale 83 milioni di Euro e che è stato pagato anche di meno in realtà. Contro il Genoa si ripropone la medesima situazione di gioco verificatasi contro la Fiorentina e il belga questa volta non sbaglia. L’azione è particolare da analizzare perché mette in luce quello che chiede Conte a Gagliardini e che rende la sua figura – si badi bene, non la sua persona – indispensabile per il suo gioco. L’azione sulla sinistra sembra essere fermata, ma l’avanzata di Gagliardini a portare via Behrami dalla traiettoria ideale consente a Biraghi di avere il tempo di gioco ideale per rientrare e crossare sul secondo palo un pallone che Lukaku deve solo appoggiare in rete. Importante in questo anche Lautaro che non si fa attrarre dalla palla vicina alla sua zona, ma prende il centro dell’area di rigore lasciando Zapata in single coverage su Lukaku: come chiedere a un linebacker di tenere Odell Beckham in profondità, un mismatch troppo ghiotto da non sfruttare che porta all’1-0 dei nerazzurri. Da rivedere anche la posizione di Goldaniga che non si interessa di Lautaro e obbliga Romero a seguirlo lasciando Zapata in marcatura solitaria, probabilmente il difensore italiano del Genoa avrebbe dovuto seguire il taglio del Toro lasciando Romero libero di tentare il recupero in extremis su Lukaku.

Il primo gol nerazzurro (credit @InterYaLautaro)

L’EQUIVOCO ERIKSEN – Ancora una volta ci troviamo qui a dover spiegare quello che sul campo si vede benissimo, ma che per qualche motivo non riesce a essere compreso dai più. A differenza della gara con la Fiorentina quando Eriksen si allontanava dal suo uomo abbassandosi in linea con Barella e Gaglairdini, a Marassi il danese fa la medesima cosa, ma con una motivazione ben precisa: scardinare la zona centrale del campo del Genoa. Le marcature a uomo con Rovella su Eriksen, Jagiello su Brozovic e Behrami su Gagliardini rendevano necessario trovare spazi diversi per lo sviluppo della manovra nerazzurra ed è per questo che il danese si abbassava, per consentire a Brozovic e Gagliardini di avere più spazio per attaccare i rispettivi marcatori avvicinandosi all’area di rigore. Togliendo quello che era il riferimento difensivo davanti ai tre schierati da Nicola, vale a dire Rovella, l’Inter ha costretto Jagiello e Behrami a molte più corse all’indietro di quelle preventivate finendo con il lasciare spazio invitante per i nerazzurri che nel finale hanno dilagato e avrebbero potuto fare anche di più se alcune scelte di Candreva e Gagliardini (squalificato contro il Napoli) fossero state migliori e meglio eseguite. È poi evidente, con buona pace di chi non fatica a bollare Eriksen come deludente, che il fraseggio nerazzurro con l’ex Tottenham in campo è di un livello ottimo, senza diventa quasi scolastico e oggettivamente troppo prevedibile.

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