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L’Inter in Serie A: l’analisi offensiva del girone d’andata dei nerazzurri

Diciannove partite di Serie A con in mezzo sei gare di Champions League e una di Coppa Italia: ventisei gare ufficiali a partire dal 26 settembre con la stagione 19/20 conclusasi il 21 agosto. Quello che ha fatto l’Inter in questi 4 mesi, poco meno, è definibile quantomeno altalenante, ma ha delle linee di continuità che attraversano qualsiasi gara di questa stagione, con tutti i suoi alti e bassi.

Proviamo a partire da quello che si è visto nella fase offensiva che è finita spesso al centro dell’occhio del ciclone per l’improduttività in alcune partite, non ultima quella contro l’Udinese.

Per iniziare questa retrospettiva bisogna partire dai numeri.

L’Inter chiude la prima parte di Serie A con il miglior collettivo offensivo del campionato avendo realizzato 45 gol in 19 partite realizzati da 12 giocatori diversi (cosa da sempre rara per i nerazzurri) e con già 8 giocatori che hanno segnato due o più reti, 4 con 3 o più reti. Definirla cooperativa del gol è un qualcosa di abusato, ma difatti i nerazzurri hanno trovato la via della rete con svariati uomini e – la cosa più da rimarcare – è che dei 42 gol su azione (tre arrivano da autoreti), che si riducono a 39 escludendo i rigori realizzati, ben 35 arrivano da assist. Solo quattro reti sulle 39 realizzate su azione sono dovuti a giocate individuali, le altre 35 sono dovute a una coralità di gioco che è il vero e proprio pattern seguito dai nerazzurri sotto l’egida di Conte.

E le trame sono sempre le solite dettate da un calcio verticale fatto di aperture di gioco veloci che mirano a riempire l’area di rigore e prendiamo come esempio di questo il gol del 3 a 0 di Gagliardini col Sassuolo

Inter gol

Vidal liberato in mezzo al campo allarga in due tocchi su Darmian che ha campo da prendere: non importa l’assenza momentanea di Sanchez al fianco di Lautaro, l’Inter approfitta del movimento del Toro (su cui torneremo più avanti) per arrivare con tanti uomini a riempire l’area di rigore mettendo in difficoltà nella lettura la difesa avversaria che non ha il tempo di reagire sulla giocata per Gagliardini rendendo assist il passaggio di Darmian.

Il centrocampista nerazzurro ha preso perfettamente lo spazio a disposizione con la difesa che non può fare altro che indietreggiare sino a dentro l’area di rigore perché tagliata in due dall’avanzata di Darmian sull’esterno di destra concedendo vieppiù tempo al laterale ex Parma di scegliere la giocata più comoda che è anche la più fruttuosa.

Se l’Inter non conclude così, lo fa in un altro modo: passando da Romelu Lukaku e qui la libreria a disposizione è ancora più ampia.

Lukaku Ca

L’attaccante belga in questo caso riceve palla in posizione sfavorevole sotto la linea di metà campo, ma la sua giocata classica, facendo perno sul corpo dell’avversario ribalta immediatamente la situazione portando a un due contro due fra i difensori sardi e lui e Sanchez.

Il cileno troverà Lukaku che concluderà poi in maniera positiva, ma da una situazione a difesa pressoché schierata, l’accelerazione di Lukaku taglia immediatamente fuori buona parte dei difendenti che d’un tratto passano da una situazione di vantaggio al dover rincorrere fino ai 16 metri.

E allora basta evitare a Lukaku di ricevere ai 50 metri per impedirgli di scatenarsi in progressione, direte voi. Basta neutralizzare Lukaku per annientare il gioco offensivo dell’Inter: vero in parte, ma il problema è che farlo per 90′ è più complicato di quanto appaia, specialmente perché Lukaku adora il gioco in post, sia che sia altissimo come a Cagliari, sia che sia basso come contro il Crotone.

Lukaku riceve nuovamente spalle alla porta, questa volta con poco spazio da poter prendere facendo perno sul marcatore e allora cosa fa? Si trasforma in un centro NBA anni ’90 e legge il taglio backdoor di Lautaro mandandolo in porta direttamente: assist a referto.

Beh, ma qui il Crotone non era schierato in linea e la lettura per Lukaku era tutto sommato semplice. Il vero problema per le difese avversarie è che questa giocata diretta non è la sola soluzione, esattamente come dimostra il secondo frame estrapolato da Inter-Crotone. Difesa dei calabresi piatta e schierata; raddoppio immediato su Lukaku per escludere la facile lettura su Hakimi e allora il Pau Gasol travestito da centravanti dell’Inter cerca la sola cosa che può risultare decisiva, ovvero lo scarico sull’accorrente Brozovic che poi sarà lui a fregiarsi dell’assist per Lautaro.

E il riferimento a Gasol può anche non sembrare casuale a chi ha avuto modo di guardare qualche applicazione del Triangolo di Phil Jackson

Gasol riceve in post alto, sul lato debole chiudendo il triangolo con Metta World Peace e Vujacic; sul lato debole Bryant è pronto a sfruttare il lavoro di Odom per mettersi in visione dalla punta per un tiro migliore con spazio.

Prendiamo un esempio semplice da gara 4 delle Finals del 2010.

Gasol riceve esattamente spalle al canestro e sa benissimo che non ha una via diretta per andare verso il canestro e allora aspetta la lettura più semplice che in questo caso arriverà dal lato debole con un’uscita di Bryant dal lato debole, proprio come avvenuto con Lautaro nel primo frame di questa analisi.

Forse vogliamo leggerci di più di quanto in realtà sia e stiamo avanzando un parallelo lusinghiero per Conte senza che nemmeno ci abbia mai pensato lui in prima persona, però il lavoro che fa Lukaku in questo tipo di situazione è evidentemente molto importante per lo sviluppo della manovra nerazzurra.

Arriviamo al tasto dolente, rappresentato dalla nevrastenia nerazzurra a determinate condizioni, leggi chiaramente gol che non arriva nella prima mezzora. In media l’Inter trova il primo gol della partita al 31° minuto, con ben 16 gol dei 45 realizzati nel primo terzo di gara, ma è evidente dai risultati a referto che quando l’Inter non segna in quel frangente di gara si complica le cose: con l’Udinese non si segna – anche perché Gotti non ha interesse a scoprirsi nemmeno per sogno, proprio come lo Shakhtar -; con la Roma l’Inter la ribalta con una massima prestazione, ma poi la pareggia per errori di lettura da parte di Conte; contro la Samp arriva la sconfitta dopo aver sbagliato un rigore in quel lasso temporale. L’Inter ha un problema nell’affrontare questo tipo di situazione ed è un dato di fatto da aggirare ed eliminare nella seconda fase di stagione perché le partite dure arriveranno e ci saranno sempre e fissarsi su questo problema di stampo mentale dimenticando quanto di buono si è in grado di fare è solo controproducente alla lunga.

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