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Roma-Inter: due squadre a specchio

La partita tra Roma e Inter è stata strana per più di un motivo. Gli spettatori neutrali sono stati sorpresi dal ritmo delle due squadre che hanno preferito cercare il risultato anziché difendere. I tifosi di Roma e Inter, invece, sono stati soddisfatti a metà: l’andamento della partita è stato ondivago e, in momenti diversi, entrambe le squadre hanno mostrato di poter accaparrarsi i tre punti più per demeriti avversari che per meriti propri. Ai punti, al netto dei contatti tra D’Ambrosio e Zaniolo e la spallata di Manolas a Icardi, forse è la squadra di Spalletti che torna a Milano con qualche rammarico in più perché non ha saputo convogliare in una terza rete una mola di occasioni importanti: a testimonianza di questa parziale superiorità interista si possono chiamare in causa gli Expected Goals, che recitano un incoraggiante 2.2 dell’Inter, e un magro 0.9 della Roma – al netto del rigore trasformato da Kolarov che aumenta il bottino dei giallorossi -. Al di là del risultato, che lascia invariato lo status quo di entrambe le squadre, ci sono alcuni spunti tattici interessanti dell’evoluzione identitaria della squadra di Spalletti che a poco a poco sta definendo uno stile di gioco più pro-attivo rispetto a quanto visto nella prima stagione (e mezza) a Milano.

I TERZINI 

La prima differenza notevole con cui Spalletti si presenta all’Olimpico, dopo averlo espugnato per tre volte in altrettante partite sulla panchina dell’Inter, è il centrocampo: una soluzione con Borja Valero, Joao Mario e Brozovic lascia intendere le intenzioni del tecnico nerazzurro sul possesso e sulla progressiva imposizione del gioco veloce dell’Inter a scavalcare le disordinate linee difensive della Roma. Inoltre, un atteggiamento diverso è stato impostato anche alla spinta dei terzini: molto spesso D’Ambrosio e Asamoah si spingevano ben oltre le abituali zone di competenza, iniziando l’azione quasi a centrocampo. La linea a tre di impostazione veniva quindi rimpolpata da Brozovic che si abbassava tra Skriniar e De Vrij.

IL CENTROCAMPO DELLA ROMA

L’intenzione dell’Inter era quella di costringere la Roma a difendere in transizione, momento di gioco in cui la squadra di Di Francesco accusa i problemi più grandi. In quest’azione si vedono le difficoltà delle due linee a stare compatte, con un oceano di distanza tra i tre di centrocampo e la difesa. Costringere Manolas e compagni a difendere all’indietro era esattamente ciò che voleva Spalletti. Sono stati moltissimi i filtranti con cui Brozovic, Joao Mario o Borja Valero hanno provato a imbucare i centrali avversari e in più di un’occasione (tra cui il contestato contatto Manolas-Icardi) nascono da questa situazione di gioco. Manolas e Juan Jesus hanno dimostrato poca sincronia di movimenti, ma l’Inter non è riuscita a incidere. Da notare come nel frame sotto, l’Inter durante una ripartenza manovrata arrivi ad attaccare con una sorta di 4-2-4, a testimonianza ulteriore di quello che doveva essere l’atteggiamento.

IL GOL DELL’INTER

Il primo gol dell’Inter nasce dall’insieme delle situazioni di gioco analizzate poc’anzi. La squadra ha il baricentro molto alto e si trova ad attaccare il centrocampo della Roma disposto malissimo a coprire il campo. Joao Mario agisce nella porzione di campo scoperta tra i mediani giallorossi e la difesa schierata, ricevendo da Brozovic. Ha tutto il tempo di girarsi e servire D’Ambrosio, che poi arriva al cross indisturbato. In area di rigore ci sono tutti e tre gli attaccanti dell’Inter che creano confusione e alla fine è di Keita la zampata vincente che si inserisce tra JJ e Manolas.

IL GOL DELLA ROMA

Purtroppo, l’Inter non è riuscita a replicare la brillantezza nella manovra d’attacco quando si è trattato di difendere il vantaggio. Un centrocampo con tre giocatori tecnici espone a dei rischi che Spalletti ha deciso di accettare. Il lato sinistro è sembrato fin da subito il più vulnerabile, con la catena Asamoah, Borja Valero e Keita messa sotto pressione dalle accelerazioni di Under. Keita ha ammesso che nel 4-3-3 si trova meglio quando attacca, ma in fase di non possesso crea degli scompensi che scombinano gli equilibri della squadra. In questo caso, l’azione della Roma si sviluppa per vie centrali ma è evidente che si stava per creare una faglia laterale dove Cengiz era in agguato perché Asamoah non sapeva se stringere o esporsi a uomo sull’esterno romanista.

Il risultato è un ibrido perché alle spalle di Keita sfila Santon e Asamoah ha una frazione di secondo per decidere come muoversi. Keita si ferma in una posizione difficile da interpretare e Cengiz sfrutta la stessa pecca che ha permesso a Joao Mario di avviare l’azione dell’uno a zero. Under riceve, si gira in mezzo a quattro (che a quel punto collassano su di lui) e segna una rete bellissima, con Handanovic che non può far altro che guardare.

L’Inter torna dall’Olimpico di Roma con la consapevolezza di poter fare la partita se decide di alzare il ritmo e il baricentro del gioco, ma è delittuoso non accaparrarsi i tre punti con una Roma devastata dagli infortuni e in evidente difficoltà psicologica. I commenti nel post-partita dei giocatori, al di là delle giuste polemiche sull’utilizzo a metà del VAR, sono emblematiche: gli interisti parlano di un’occasione sprecata per fare bottino pieno, Florenzi e compagni ribadiscono lo stile della Roma di non mollare nelle difficoltà.

Quali indicazioni trarrà Spalletti da questa partita in vista del big match contro la Juventus di venerdì? E, soprattutto, come affronterà la gara contro il PSV, quando verosimilmente Nainggolan tornerà a disposizione?

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