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Tatticismi: l’analisi di Barcelona-Inter. Conte orchestra, Valverde pesca il jolly dal mazzo

L’Inter di Antonio Conte continua il suo percorso di crescita nella tappa di Barcellona, al cospetto dei campioni di Spagna. La squadra non si fa deconcentrare dalla gara contro la Juventus di domenica sera e si schiera nel suo undici migliore, contando l’assenza di Lukaku. Conte prepara una partita aggressiva, occupa bene gli spazi in campo e prova a sfruttare a suo favore lo sbilanciamento dei blaugrana che attaccano con le mezzali molto alte e Griezzmann, Suarez e Messi – i quali faticano a rientrare una volta saltato il primo pressing. 

Il gol sblocca la gara e legittima la doppia linea di Conte a protezione della porta di Handanovic. Il Barcellona è libero di orchestrare una circolazione lenta a ridosso dell’area di rigore, che l’Inter è brava a disinnescare con delle uscite sincronizzate sul portatore. I tre della GDS si staccano ogni qualvolta il Barça prova una ricezione profonda e rispediscono il tentativo al mittente. L’obiettivo di Valverde sembra chiaro: movimento della palla, De Jong e Arthur molto alti che si allargano a impensierire la difesa e poi sovrapposizione del terzino che cerca il rimorchio al limite dell’area.

Il tecnico spagnolo sa che tentare il cross contro la difesa dell’Inter è sparare alla ceca, quindi prova a colpire l’organizzazione di Conte fra le linee – sperando in una disattenzione collettiva. Alla lunga, e grazie a qualche aggiustamento in corsa, questa tecnica sarà vincente.

TECNICISMI – Il primo tempo dell’Inter è stato impeccabile per quanto riguarda l’esecuzione: dalla costruzione bassa, gli uomini di Conte hanno creato almeno quattro occasioni nitide da gol – più questa soluzione su Candreva larghissimo che ha mancato il tempo del cross. La chance migliore ce l’ha avuta Lautaro, proprio su cross di Candreva: il suo colpo di testa ha preso in contro tempo Ter Stegen che tuttavia è riuscito a recuperare il pallone a mano aperta. Incredibile intervento del portiere tedesco e risultato fisso sull’1-0.

Lautaro ha giocato una partita solida, fatta di movimenti a rientrare e scambi di posizione con Sanchez. Ha sfruttato tutto il suo bagaglio tecnico anche grazie al 3-4-1-2 con cui Conte ha disegnato l’Inter e che gli ha permesso di avere sempre una sponda disponibile. In questo caso, lui e Sanchez hanno continuato l’opera di tagliuzzamento delle difese avversarie cominciata a Genova: il suo elastico confonde la linea del Barça e lui si trova in ottima posizione per concludere.

L’Inter ha avuto poco possesso palla, come l’anno scorso: ma il livello qualitativo è stato altissimo, grazie alle giocate individuali. Sanchez ha giocato una gara importante, di personalità: il suo spirito combattivo ha ispirato tutta l’Inter che è riuscita a risalire il campo anche grazie a delle sue invenzioni, come questo colpo di tacco. Spirito di sacrificio, coraggio e tecnica: la strada è tracciata.

RIPRESA – Nella ripresa, entra Arturo Vidal e il Barcellona cambia volto. A volte basta poco per attivare una macchina schiacciasassi: King Arturo va a coprire una zolla inesplorata nella ripresa, permette a De Jong di tornare nelle zone in cui ha brillato con l’Ajax e dà un costante appoggio a Suarez, costringendo Barella a stare più basso.

Nel primo tempo, non c’è Vidal e con De Jong largo nessuno impensierisce l’Inter fra le linee. Quella zona verrà usata dalla difesa per pulire palloni sporchi
Nella ripresa, Vidal fa la differenza nelle due fasi

Il primo gol subito dall’Inter ha una dinamica strana: quando Messi va sul fondo, Candreva lancia un’occhiata a Suarez che si sta staccando dalla linea difensiva. Non va a chiuderlo, forse perché si convince che sarà Barella a farlo: il 23 nerazzurro è troppo stretto, probabilmente si accorge del Pistolero troppo tardi. Il gol è da cineteca, per come Suarez si coordina e colpisce il pallone. Chapeau.

Non è vero che dopo il pari subito l’Inter smette di giocare. Conte orchestra il pressing e talvolta sgancia Brozovic, sempre attento a mantenere il triangolo di centrocampo intatto.

B&S – Alla fine, la differenza la fanno i campioni. Il Barça ne è zeppo, mentre l’Inter ha dei progetti interessantissimi. Barella, Sensi e Lautaro sono tre giocatori interessantissimi che al Camp Nou hanno dimostrato di poter competere al massimo livello, contro i migliori. Barella ha giocato con un’ammonizione per tutta la gara, eppure ha dosato le forze per partecipare a venti duelli individuali, recuperando sette palloni. Sensi è stato una minaccia perpetua, la vera scintilla che fa accendere l’Inter. Da questo grafico si evidenzia come l’asse fra lui e Brozovic sia la più cercata, perché più redditizia: quando il pallone è fra i suoi piedi, succede qualcosa. Lautaro era chiamato a una prova nervosa importante, dopo le prestazioni sottoporta delle ultime uscite: pronti, via e il Toro segna un gol da raccontare ai nipotini. Poi si sbatte, guadagna falli e fa salire la difesa. La classe è quella di un giocatore assoluto, va sistemata la stabilità emotiva – che si costruisce giocandole, queste partite.

L’Inter di Conte non ha passato l’esame al Camp Nou, perché alla fine esce con un punto da due partite. Il calendario adesso prevede un doppio incrocio con il Dortmund da cui passerà la qualificazione: con quattro punti nelle prossime due e una vittoria a Praga (contando nella sconfitta del Borussia a Barcellona) l’Inter sarebbe già qualificata prima dell’arrivo dei marziani a San Siro. Difficile? Sì, ma non impossibile. Non per questa Inter.

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