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Tatticismi, Inter-Slavia Praga: Trpišovský ingabbia Conte. Brozovic solo, Lazaro va aspettato

Esistono molti modi per analizzare il deludente pareggio dell’Inter contro lo Slavia Praga. C’è chi è più disfattista e si aggrappa a ogni indicatore per sottolineare la pochezza di una squadra che ha vacillato contro Cagliari e Udinese per capitombolare all’esordio in Champions League. Chi riesce a essere un po’ più lucido, si rende conto che i novanta minuti di martedì sera dell’Inter di Conte erano preventivabili, forse necessari allo sviluppo di una squadra solida: il tecnico ceco, Trpišovský, è stato bravissimo a mettere in luce tutte le incongruenze della manovra nerazzurra, isolando le sue teste pensanti e annichilendo l’attacco – forzando ricezioni spalle alla porta e indirizzando il possesso verso le zone sterili.

Se a questo aggiungiamo che lo Slavia Praga era in un’evidente miglior condizione fisica (venivano da 11 partite disputate, fra campionato e preliminari di UCL) e lo spaesamento di un’Inter che ha perso i suoi punti fermi, il pareggio striminzito con cui si è conclusa la gara non è poi così drammatico. Soprattutto se si considera che Borussia Dortmund e Barcellona hanno pareggiato. Il destino è ancora nelle mani dell’Inter, che non deve inseguire. Tutti devono ancora giocare al Camp Nou, e forse Trpišovský replicherà l’impresa di San Siro – strappando qualche punto qui e là.

DIFFICOLTA’ – Nelle interviste al termine dell’incontro, Conte l’ha detto chiaramente: “Questo non è il mio calcio. Mi assumo tutte le responsabilità di questo pareggio, noi non giochiamo a palla lunga e pedalare. Sono il primo responsabile”. Parole da leader che tolgono pressione alla squadra. La verità è che le responsabilità del Mister sono correlate a un ottimo piano partita dello Slavia, eseguito magistralmente dai suoi giocatori. Trpišovský si presenta a San Siro senza punte di ruolo, in un 4-3-1-2 con Olayinka e Masoupost (che di solito sono gli esterni nel 4-2-3-1) davanti a Stanciu. Il loro compito è quello di non far respirare la linea difensiva dell’Inter, portando una pressione sistematica a uomo.

Stanciu ha un doppio ruolo: disturba il primo possesso e poi è lui a raddoppiare Brozovic, su cui è stato posizionato (sempre a uomo) Husbauer, che gli impedisce spesso una ricezione pulita o di girarsi nello spazio, per condurre di destro. Inoltre all’Inter ieri sono mancate le distanze fra i reparti: Brozovic è risultato spesso schiacciato da un mancato sincronismo fra difesa e centrocampo, con Gagliardini che non riusciva a creare linee di passaggio e Lautaro e Lukaku che risultavano spesso troppi alti per come era posizionata la squadra. Fra le linee, il centrocampo mobile dello Slavia Praga banchetta e recupera molti palloni pericolosi: a fine gara saranno 15, di cui 6 del solo Soucek che è stato il perno davanti la difesa per Trpišovský.

LUKAKU E LAUTARO – Sono due partite che Big Rom ha difficoltà importanti a gestire le situazioni di corpo a corpo con i difensori avversari. Che non fosse un amante del gioco fisico spalle alla porta lo sapevamo, visto che il meglio riesce a darlo con sponde intelligenti e giocate in velocità. Tuttavia, i problemi fisici accusati prima dell’Udinese lo stanno condizionando anche in un fondamentale in cui di solito eccelle: rispetto, ad esempio, alla gara di Cagliari le sue percentuali nei duelli aerei si sono capovolte. Se contro il Lecce e in Sardegna il 9 è riuscito a vincere due contrasti su tre, nelle ultime partite è risultato spesso in ritardo, concludendo con un misero 33% di palle aeree conquistate. L’Inter non aveva il suo ariete cui appoggiarsi, visto che anche Martinez ha faticato parecchio: il Toro si trova bene con un compagno vicino cui appoggiare il pallone, ma le distanze erano così ampie che si è ritrovato spesso solo e – una volta messo giù il pallone – ha dovuto forzare la giocata, perdendo spesso il controllo.

OCCASIONI – Nonostante una partita deficitaria, fatta di poco controllo del pallone e di una marea di lanci lunghi, l’Inter ha avuto le migliori occasioni per passare in vantaggio, entrambe nel primo tempo. Ed entrambe su calcio da fermo, con Stefano Sensi che pennella due palloni importanti sulla testa di de Vrij prima e di D’Ambrosio dopo: il colpo dell’olandese è in torsione, tant’è che finisce alto perché coordinarsi non è semplicissimo. Il numero 33 ha invece l’occasione più limpida, ma spara da due passi direttamente su Kolar. Lo stesso D’Ambrosio ha recuperato un pallone importantissimo a metà campo, portando uno dei pochi tentativi di aggressione alta nerazzurra: il solito Sensi trova Lautaro che poi non è bravo a concludere sul secondo palo. Proprio su questo tipo di conclusioni il Toro deve lavorare, perché è la seconda volta in due partite che sciupa un’occasione del genere. E finire la prima frazione sull’1-0 avrebbe cambiato completamente lo scenario.

L’ERRORE DI SKRINIAR – Questo perché, raggiunta l’ora di gioco, l’Inter incomincia a spazientirsi e prova sortite solitarie. È da questa situazione che nasce il gol dello Slavia Praga: Skriniar conduce palla al piede e si spinge oltre la metà campo avversaria. Prova il passaggio, ma perde il pallone. Lì, anziché tornare in posizione, tenta una riconquista veloce ma, sfumata anch’essa, si ferma in mezzo al campo e non segue lo sviluppo dell’azione. Il centrocampista di competenza non assorbe il movimento di Stanciu che è libero di tagliare in diagonale e di sviluppare l’azione. Poi, Brozovic tiene in gioco Olayinka che sulla ribattuta corta di Handanovic insacca.

 

PAREGGIO – Il gol dell’uno pari arriva dall’unico giocatore che – insieme a Sensi – è sembrato in grado di credere di poter vincere questa partita. Barella è entrato a sostituire uno spento Brozovic e ha giocato in costante proiezione offensiva, mettendo insieme quei piccoli gesti che a poco a poco ti fanno entrare nella partita. Velocizzare una rimessa in gioco del Praga, recuperare un paio di palloni nella propria metà campo e suggerire sempre il passaggio in profondità sono la chiave di volta su cui l’Inter ha provato un timido arrembaggio finale. Il gol con cui agguanta il pari può essere ossigeno per Nicolò che si scrolla di dosso un po’ di ansie e si candida a una maglia da titolare per il derby che probabilmente si contenderà con Vecino. Ma come spirito e caratteristiche, l’Inter di Conte ha assoluto bisogno di Barella. E di un cambio come Matteo Politano, entrato anch’egli in maniera vivace e che è stato uno dei pochi a cercare con insistenza l’uno contro uno, per creare superiorità.

LAZARO – Ha fatto molto parlare l’esordio di Lazaro, catapultato in una partita complicatissima in cui l’Inter aveva completamente perso il predominio a centrocampo. È ingeneroso valutarlo per i suoi 40’ di gioco, soprattutto se si analizzano nel dettaglio: pronti, via sbaglia un appoggio relativamente facile, aprendo troppo il piatto e consegnando la rimessa allo Slavia. Le cose migliore le fa quando ha possibilità di puntare in 1vs1 negli ultimi venti metri, nelle poche volte in cui la palla si è mossa da sinistra a destra con fluidità: salta l’uomo, crossa in mezzo – dove Lukaku manca il tocco per pochi centimetri. Per il resto, un fase offensiva complicata: con de Vrij bloccato e gli spazi chiusi, Conte indica come sfogo per la manovra le fasce. La palla gli arriva spesso, ma il movimento attorno a lui è nulla. Gagliardini latita e Lukaku ha difficoltà nel venire incontro, come Politano.

Il risultato è che un timido Lazaro ha due giocate possibili: o appoggia dietro per D’Ambrosio, o prova una scucchiata verso il centro, sperando che un compagno accorci: questo non succede mai, come abbiamo visto, quindi a lui toccano i primi mugugni del pubblico. Se a questo aggiungiamo che un paio di volte viene anche preso in mezzo dal palleggio della squadra ceca, la frittata è fatta: chi parla di nuovo Dalbert, chi lo paragona ad Alvaro Pereira. La verità è che tutti sapevano che Lazaro avrebbe avuto bisogno di un periodo di adattamento che – a causa dell’infortunio che l’ha fermato nella pre-season – dovrà avvenire durante le gare ufficiali. Nel derby potremmo vedere D’Ambrosio alzarsi a centrocampo, con il re-inserimento di Godin dietro, ma le qualità nell’uno contro uno sono evidenti – e saranno un’arma che Conte vorrà sfruttare nel corso della stagione.

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