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Juve-Inter: perdere per propri errori

La gara contro la Juventus si inserisce nel solco delle ultime partite nerazzurre, vale a dire le partite che lasciano un bel po’ di amaro in bocca per come si erano sviluppate nonostante il pronostico chiuso – o quasi -. Pensarlo all’inizio, prima del calcio di inizio sembrava assolutamente folle, ma i fatti hanno poi sovvertito questi pensieri a tal punto che i nerazzurri alla fine del primo tempo sembravano essere quelli avanti ai punti. Siccome, però, il calcio non è la boxe, questo non basta e allora serve capire cosa sia successo nei 90 minuti di Torino analizzandolo nel modo più analitico possibile.

LA DENSITÀ – L’Inter è sempre stata molto trasformista nelle varie situazioni di gioco e contro la Juventus non si fa esclusione: il 433 iniziale diventa un 4141 in fase di non possesso con una densità in mediana che produce molti effetti vantaggiosi. Tanti palloni riconquistati per errori tecnici della Juventus, Pjanic escluso dal gioco perché con il triangolo Gagliardini-Brozovic-Joao Mario altrimenti sarebbe stato ingabbiato, il baricentro alto utilissimo per far ripartire molto velocemente l’azione. La densità fatta in mezzo al campo da Spalletti è stata la vera arma in più dei nerazzurri nel primo tempo e in generale fino al gol della Juventus e ciò va riconosciuto al tecnico toscano che ha preparato la gara nel migliore dei modi.

GLI ERRORI – Non solo sotto porta l’Inter ha peccato per la propria imprecisione, ma anche nella costruzione e nello spirito di iniziativa. In molte occasioni i nerazzurri hanno quasi avuto timore nell’attaccare alle spalle i terzini bianconeri nonostante lo spazio ci fosse e nonostante sia stato fatto sin dai primissimi istanti del match: la prima azione è un fuorigioco fischiato a Perisic che aveva preso di infilata Cancelo salvo finire in offside millimetrico. Con il passare dei minuti, però, a ciò non è stato sempre molto seguito: in un’occasione Gagliardini – con Cancelo dirottato a sinistra – nonostante il tantissimo spazio alle spalle del portoghese è rimasto fermo non dando mordente all’azione nerazzurra e consentendo alla Juve di salire a mano a mano; in un’altra occasione, Asamoah – male ieri sera – si pone malamente con il corpo e non sfrutta il buco immenso alle spalle di  Cancelo e Bonucci preferendo ricominciare il giro-palla all’imbucata per Perisic o Icardi che avrebbe consentito di aprire le maglie della difesa juventina per i rimorchi.

IL PALO DI GAGLIARDINI –  Questo rientra pienamente fra gli errori di cinismo delle ultime gare. L’Inter manovra divinamente il pallone in questa occasione e spiegando al meglio la preparazione della gara: attraverso la densità si recupera palla sulla mediana; invece di verticalizzare si ricomincia dal basso e Miranda trova il taglio di Politano che poi serve Icardi che con un’ottima sponda trova l’inserimento di Gagliardini. L’Inter aveva studiato un’azione simile per tutta la settimana e qui si vede la differenza con la Juventus al giorno d’oggi: la lucidità e la determinazione. Icardi ha fatto una gara fuori dai suoi standard e qui aveva fatto un lavoro encomiabile eludendo con il solo appoggio e posizionamento Bonucci e Chiellini, De Sciglio era messo malissimo con il corpo guardando la palla e non i giocatori a rimorchio.

E ancora questo si vede qualche minuto dopo: Skriniar ribalta l’azione, Politano attacca Matuidi che copre il posto dell’assente Cancelo e arriva a crossare con Skriniar, Icardi, Gagliardini e Perisic dentro l’area. La mancanza di comunicazione fra Icardi e Perisic dettata dalla smania di concretizzare l’occasione e da un errore del croato che è colui che arriva fronte alla porta e vede tutta l’azione nel migliore dei modi porta a un nuovo errore che sarà poi gravissimo. Ancora la Juventus aveva commesso qualche errori di posizionamento e su tutti De Sciglio difende il nulla guardando la palla e non il rimorchio del croato. Un mis-match da sfruttare al meglio come doveva essere con Sergi Roberto, ma che non è avvenuto nemmeno in questa occasione.

LA RIPRESA – Prima di iniziare qualsiasi discussione bisogna contestualizzare il tutto. I nerazzurri iniziano la ripresa abbassandosi un po’ troppo nel tentativo di evitare il fuori giri della parte finale del primo tempo e sono venute meno delle energie mentali e fisiche che hanno consentito alla Juventus di alzare il baricentro (come si vede in figura).

I palloni toccati dall’Inter (da destra verso sinistra) dal 45° al 57° minuto

È in questo momento che l’Inter perde tanti palloni e tanta fiducia nei propri mezzi. Miranda, sino a quel momento perfetto sia in chiusura che in impostazione – come si è visto – si rende autore di un’uscita col brivido, ma non solo per colpa sua, bensì per l’assenza di supporto necessario dal centrocampo, spaccato in due in moltissime occasioni. Il brasiliano si mette male con il corpo e consente al suo marcatore di pressarlo sino all’area di rigore e oltre, ma c’è qualcosa di diverso rispetto alle uscite, anche complicate della prima frazione di gioco e che condiziona la fuoriuscita della palla sin dal primo momento: l’assenza della mezz’ala di riferimento, Joao Mario.

In questo frangente, seppur rischiando tantissimo, Miranda avrebbe potuto trovare il passaggio per Brozovic che avrebbe potuto contare sulla presenza del portoghese, ma questo non è stato possibile. È qui che Spalletti prende la decisione più controversa e discussa della serata.

IL CAMBIO – (Avviso ai naviganti, questa è una spiegazione, non una giustificazione né una difesa strenua. Ognuno si faccia la sua opinione a partire dall’analisi). Inutile anche dire di quale cambio si parla perché è diventato l’argomento del contendere a partire dal gol di Mandzukic. Spalletti prende questa decisione alla luce di quanto visto nel primo quarto d’ora di gioco della ripresa, un tentativo di migliorare il palleggio ed eliminare la pressione eccessiva sulla linea difensiva che aveva iniziato a concedere qualche pallone di troppo, un tentativo di diminuire anche gli errori tecnici – tanti – fatti dall’Inter nel terzo offensivo di campo. E i dati dimostrano come fino al gol della Juventus l’Inter era riuscita a mettere fuori la testa rispetto all’inizio del secondo tempo. Questa la spiegazione del cambio che appare insensato ai più. Ciò non vuol dire condividerlo, ma dare una spiegazione analitica del perché di questa decisione da cui poi trarre ognuno le proprie opinioni.

I palloni toccati dall’Inter (destra verso sinistra) dal 57° al gol di Mandzukic

IL GOL DELLA JUVENTUS – Alla fine il gol arriva, ma è quello della Juventus. L’Inter sbaglia ancora nella zona mediana del campo, o meglio, sbaglia una nuova uscita con Handanovic che supera con il rinvio Perisic, poi Gagliardini non tiene la seconda palla e Borja Valero interviene in ritardo su Pjanic dopo l’errore banale di controllo dell’ex Atalanta. A questo punto inizia una sequela di errori individuali leggeri che però comportano il vantaggio bianconero. Cancelo è altissimo, ma Vrsaljko rimane stretto non seguendo dall’inizio il movimento del portoghese. A proposito di portoghesi, Joao Mario nell’occasione non poteva seguire a tutto campo Cancelo, non lo avrebbe fatto nemmeno Politano, perché è il terzino a essere messo meglio come posizione del corpo e in generale per leggere il movimento dell’avversario. Secondo micro-errore è la posizione di Skriniar che non tiene la linea con Miranda né con Vrsaljko e Asamoah consentendo a Cancelo di essere in posizione regolare. Ce n’è poi uno di Handanovic che è troppo sul primo palo nell’occasione consentendo al cross morbido di scavalcarlo senza nemmeno avere l’occasione di uscire in presa alta e uno di Asamoah che non contrasta a dovere Mandzukic tentando di tagliarlo fuori sul secondo palo. Mandzukic qui è micidiale perché punta subito entrato in area il terzino ghanese per non dover avere il confronto più arduo con Miranda. Un altro micro-errore, però è del collettivo: sono 5 uomini nerazzurri contro i 2 saltatori della Juventus più Dybala a rimorchio. Un 5vs3 in marcatura che porta al gol della Juventus. Esattamente una situazione simile a Londra quando nonostante la superiorità in difesa è arrivato il gol di Eriksen.

LA REAZIONE CHE NON C’È – A nulla servono i cambi per reagire allo svantaggio, se non a regalare la mediana alla Juventus e consentire a Pjanic di gestire per la prima volta in tutta la gara il ritmo a proprio piacimento. Il 424 adottato da Spalletti, nonostante al 75° ci sia una doppia occasione per i nerazzurri, non porta alla meta e anche la prima spinta nervosa non viene seguita a lungo. La mancanza di reazione in trasferta è un’altra costante di questa Inter in questo momento stagionale, il dubbio che a San Siro questa partita si potesse riaprire rimarrà sempre perché – come accaduto con il Tottenham a San Siro o con il Barcellona – la situazione non era pienamente compromessa. La mancanza di un qualcuno che possa dare la scossa nel momento del bisogno alla squadra è una costante e Lautaro, sebbene ci provi, non è ancora nelle condizioni per poterlo fare al meglio.

In definitiva Juventus-Inter del 2018 è un immenso passo avanti rispetto allo Juventus-Inter dello scorso campionato, con i nerazzurri che non si sono fatti intimorire dalla Juventus e anzi hanno continuato a essere se stessi in qualsiasi condizione. Una gara preparata egregiamente durante la settimana, ma che evidenzia le mancanze di questa squadra rispetto a una corazzata come la Juve: la lucidità, la cattiveria e una capacità di leggere la gara nel modo corretto. Sia dei giocatori che dell’allenatore.

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